Parte IV – Famiglia Salomone dopo Stigliano

Dopo esserci occupati dei rami che potremo anche classificare collaterali, torniamo a Stigliano prendendo le mosse da Don Ciccio Salomone fu Antonio: di lui abbiano innanzi parlato, osservandone la personalità, il carattere, le capacità professionali.
Dalla Signora Maria Rosa De Sanctis, sua moglie, ebbe sette figli: quattro maschi e tre femmine.
Del primogenito Antonio abbiamo già detto qualcosa in precedenza.
Nato il 4/11/1853, dopo aver seguito regolarmente gli studi classici si iscrisse alla facoltà di medicina e chirurgia, laureandosi il 14/8/877 con ottima votazione.

 

enrico salomone.jpg

 

Enrico Salomone fu Nicola (1901-1956) e Iolanda Scardaccione (1909-1983)

Fin dai primi tempi del suo esercizio professionale dette prova di ottima preparazione ma, a meno di un anno dalla sua laurea, colpito da grave sofferenza bronco-polmonare venne a morte il 27/7/878, lasciando nella più grave desolazione il povero padre che, già sofferente di diabete, non tardò a seguirlo nella tomba.

Secondo figlio fu mio padre, Nicola: anche lui come tutti gli altri germani del resto, fece onore al nome paterno.
Di ingegno pronto, vivace, si laureò in giurisprudenza come l’omonimo suo zio, Nicola, rivelandosi ben presto un buon avvocato, versato specialmente in materia civile e come tale apprezzato anche fuori.
Ebbe però il torto di immettersi in politica, facendone una missione, con notevole danno del suo esercizio professionale che, in virtù della sua capacità, avrebbe potuto assicurargli soddisfazioni morali e materiali di grande portata.
La vita pubblica, a parte poche soddisfazioni morali, gli riservò contrasti, disagi, e accuse immeritate.
A trenta anni sposò mia madre, Mariannina Marazita, ma neanche dal matrimonio ebbe fortuna, restando vedovo a meno di un anno, con me orfano appena cinque giorni dopo la mia nascita.
Grande fu la sua prostrazione dopo la morte della moglie, con notevole peso sulla sua robusta ed aitante personalità fisica.

 

famiglia foto.jpg

Foto di famiglia: si riconoscono Giuseppe Salomone fu Francesco (secondo in alto a destra), Enrico Salomone fu Nicola (primo a destra seduto),  Alfredo Salomone fu Giuseppe  (secondo a  destra seduto)

 

 

Contemplando qualche sua fotografia di quei primi tempi, si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un uomo in incipiente senescenza, anziché ad un giovane poco più che trentenne.
Nonostante i fastidi in precedenza avuti, non tardò a ridestarsi in lui l’innata passione per la vita pubblica, che lo portò ben presto a notevole notorietà con accesso alle più elevate cari che nell’amministrazione provinciale.
Sostenitore accanito delle impellenti necessità del nostro Mezzogiorno non tralasciò occasione per sostenerne la giusta causa.
Fu tra i pochi uomini politici del tempo, a fare parte di una commissione di rappresentanti lucani, che ottenne udienza dal Re Umberto, per lamentare l’abbandono da parte del Governo, delle nostre terre: il tono polemico della relazione da lui pronunziata meravigliò gli ascoltatori per la sua audacia.
Ebbe anche parte importante, insieme ad altri volenterosi colleghi, per indurre il compianto Presidente del Consiglio dei Ministri, Zanardelli, a rendersi conto de visu delle tristi condizioni della nostra Lucania, ottenendo anche da quell’Illustre Vegliardo, una visita alla nostra Stigliano, allora travagliata da un impressionante movimento tellurico.
Conseguenza del viaggio di Zanardelli in Basilicata fu il varo della “Legge Zanardelli” per la Basilicata, e la concessione di lire ottocentomila per la sistemazione dell’abitato di Stigliano, minato sempre da frane.
Nell’Amministrazione Provinciale da Consigliere fu eletto Deputato Provinciale e poi Presidente della Deputazione Provinciale, carica che detenne per diversi anni.
Nell’ambito professionale fu notaio residente in Cirigliano e poi a Stigliano, fino a quando andò in pensione.
Ma l’attività principale in cui rifulse la sua profonda competenza giuridica fu la consulenza legale per cui gli furono conferiti incarichi di non comune importanza, portati a termine con favorevoli conclusioni.
I suoi pareri furono apprezzati e presi in considerazione da valenti giuristi.

 

ettore espedita.jpg

 

Ettore Salomone (1908-1983) e Espedita Imbellone (1909-1998)

 

 

Per la sua competenza si recava spesso in altri paesi e fu in occasione di un soggiorno a Pisticci, per ragioni professionali, che conobbe la gentildonna Teresa Franchi appartenente ad una delle migliori famiglie di quel paese.
Sposatala, dopo dodici anni di vedovanza nel 1898, ne ebbe cinque figli, tutti maschi: con me fummo sei maschi, cresciuti nella più schietta ed affettuosa convivenza, che regna ancora tra noi, più che immutata, accresciuta nella nostra ormai non più verde età.
Nel 1916 fu eletto deputato al Parlamento per il Collegio di Corleto Perticara restando in carica per circa due legislature.
Anche al banco dei deputati la sua attività fu sempre notata con interventi di indole generale e sociale: apprezzati i suoi discorsi in materia tributaria e di lavori pubblici, che riscossero l’approvazione di eminenti uomini politici.
Ritiratosi in pensione, dopo una vita di intensa attività, risentì molto dell’ozio obbligato per cui non gli mancarono malanni, culminati nel maggio del 1927 con una grave pelvi-peritonite in soggetto diabetico, per cui venne a morte.
Dei suoi sei figli, quattro siamo ancora viventi, essendo venuti a mancare in età giovane Enrico e Riccardo.
Tutti passiamo vantarci di aver assolto dignitosamente ed onestamente il mandato impostoci dalla nostra attività professionale.

Terzo dei figli di Don Francesco Salomone (II°) fu zio Samuele che mi tenne sempre vicino circondandomi di affetto più che paterno.
Laureato anche lui in medicina e chirurgia, fu ottimo medico, rimasto celebre presso la sua clientela per l’impronta di signorilità che seppe imprimere all’esercizio della professione medica, quando lamentandosi ancora la deficienza di sufficienti mezzi igienici, solo da un po’ di pulizia si poteva sperare in una certa, sia pure limitata, prevenzione delle malattie.
Piccolino di statura, biondino, con sempre accurata discriminatura centrale, dallo sguardo vivido, che faceva intravedere una spiccata intelligenza, impeccabile nella toilette, corretto, preciso, sollecito verso i suoi ammalati, che accudiva con impegno coscienzioso e serietà, fu molto amato e rispettato.

 

giuseppe.jpg

Col. Giuseppe Salomone fu Francesco  (1868-1930)

Sposò la Signora Giulia Marazita, sorella di mia madre, avendone sei figli, quattro maschi e due femmine, con i quali noi sei figli di suo fratello Nicola, vivemmo sempre insieme in perfetta comunione di affetto.
Venne a morte in ancor giovane età dopo lunga e penosa malattia.
Dei suoi sei figli sono morti i due primi figli maschi: Francesco che fu per diversi anni notaio in Stigliano molto stimato per competenza e correttezza, e Nicola, finito giovanissimo senza avere completato gli studi, e la prima delle figlie femmine, Maria, sposata Polosi di Acerenza.
A Stigliano resta ora soltanto l’ultima figlia Caterina sposata al Dr. Tancredi con tre figli.
Gli altri due figli, Antonio e Giovanni, seguirono la carriera militare raggiungendo i più alti gradi.
Nonostante la prematura perdita del padre, tutti, nella vita, seppero far onore alla bella tradizione del nostro casato, disimpegnando mansioni di alta responsabilità.

Ultimo dei quattro fratelli della generazione che ha preceduto la nostra fu zio Peppino, anche lui come la maggior parte dei Salomone finora elencati, laureato in medicina e chirurgia.
Prescelse subito la carriera militare, distinguendosi come brillante e colto ufficiale medico: di temperamento rigido fu il vero militare scrupoloso e rigoroso, obbiettivo, intransigente, ligio al suo dovere.
Conosciuta durante il servizio militare la Sig.na Gina De Renzi, figlia del generale medico Giuseppe De Renzi, la sposò rinunziando alla carriera militare.
Per diversi anni esercitò la professione in Paternopoli, paese di origine di De Renzi e si trasferì poi a Stigliano dopo la morte del fratello Samuele, ricoprendo la carica di ufficiale sanitario del comune.
Venne a morte anche lui, come il fratello Samuele, dopo lunga penosa malattia lasciando tre figli di cui il primo, già laureato in medicina: Mario.
Purtroppo dobbiamo lamentare la morte immatura di due dei suoi figli: Mario ed Eugenio.
Superstite, il secondo dei suoi figli, Alfredo, ora pensionato dopo un lungo periodo di lodevole insegnamento.
Ed ora ricordiamo le tre figlie di mio nonno Don Francesco Salomone.
La prima, Mariantonia, era il ritratto del padre: intelligente, autoritaria, ebbe per diversi anni dopo la morte dei genitori, il governo della casa, rispettata e direi temuta dai fratelli per i quali fu la vera capo – famiglia, occupandosi di tutto e di tutti.
Fu quella che mi “ebbe in consegna” appena orfano di cinque giorni dalla mia nascita, e coadiuvata dalla sorella Margherita, mi crebbe.
La sua vita si svolse nell’ambiente familiare per il quale ebbe un vero culto.
Morì all’improvviso mentre preparava il pranzo serale per le donne tornate dalla vendemmia.

La sorella Margherita delle tre, visse modestamente occupandosi di faccende domestiche.

L’altra sorella, Caterina, sposò il veterinario Domenico Meo di Tricarico.
Ebbe tre figli: due maschi e una femmina. Quest’ultima morì giovanissima.
Il primo dei fratelli rimase scapolo e fu Commissario di P.S.; il secondo, ammogliato, senza figli, entrò anche lui nella P.S., ma ben presto, colpito da una lunga malattia, fu pensionato.
È morto pochi anni addietro.

 

barletta.jpg

Alberto Salomone fu Nicola (1903-1981)  (primo da destra) alla Banca Commerciale Italiana – Filiale di Barletta

 

Dopo aver enunciato le notizie sulle prime quattro generazioni dei Salomone a Stigliano, non a tutti note, anche a quelli della mia generazione, che è la quinta, e passata in rapida rassegna qualcuna riguardante noi ultimi fermatici a Stigliano, non mi resta che devolvere a qualcuno dei nostri posteri, la raccolta di eventuali ulteriori notizie degne di essere prese in considerazione.
Noi vecchi consideriamo con rammarico lo scomparire della nostra famiglia da Stigliano, perché purtroppo io debbo considerarmi l’ultimo dei Salomone che conclude la sua vita a Stigliano, in quanto pure mio figlio Nicola, attualmente qui con me, dopo la mia morte ormai prossima, andrà certamente altrove.

Ai miei familiari prossimi e lontani, non mi resta che augurare quanto di meglio possano desiderare, senza derogare dal retto sentiero sul quale, per tradizione vennero immessi, e che tuttora decorosamente percorrono.
Dai nostri antenati non ereditammo emblemi arcadici o grandi ricchezze, ma solo la qualifica di laboriosi, onesti lavoratori.

Parte IV – Famiglia Salomone dopo Stiglianoultima modifica: 2010-07-15T21:13:28+02:00da gorgomonello
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “Parte IV – Famiglia Salomone dopo Stigliano

Lascia un commento